Enzo Avitabile nell’obiettivo di Andrea Emma

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Si è concluso il Napoli Film Festival con un bagno di folla per la prima di “Enzo Avitabile Music Life“, documentario diretto da Jonathan Demme, regista americano che due anni fa incontrò per caso il musicista nella sua auto. In radio ovviamente. Le sue canzoni venivano trasmesse da un’emittente americana che nel proprio palinsesto dava voce ai “New sounds from Naples” (questo il titolo della rubrica).  Il docu-film ha come oggetto la vita e la carriera di Avitabile, un sax proveniente da Marianella, periferia nord di Napoli. Non solo faide di sistema, ma anche rovente fucina dove le amarezze vengono veicolate dalla musica. Vita e Carriera si fondono nella fornace esalando fumi dove non distingui più l’una dall’altra, ma anzi capisci che l’una alimenta l’altra e viceversa in una perversa spirale che dà vita ad un sorriso mai del tutto disinvolto, ma che anzi lascia presagire oscuri stimoli. Sono quelli di vite border-line che, ancora in bilico, trovano il giusto contrappeso nel sassofono salvavita.

La carica espressiva e la vivacità dello sguardo sono quelli di un monello postmoderno, uno scugnizzo di oggi dal look stravagante e trascinante. Forte, determinato, con tanto fiato in gola e nei polmoni. Guance gonfie di esplosioni che solo il sax riuscirà a modulare, occhi sgranati che si socchiuderanno solo alla prossima pausa.  Queste le impressioni che dalla fotografia evadono verso lo spettatore. Andrea Emma è autore delle foto di scena che sono state esposte in un allestimento dedicato, all’interno della kermesse tenutasi nelle sale di Castel Sant’Elmo, a San Martino, Napoli. Gli scatti sono stati fatti in diverse locations della città; dalle tinte verde-azzurro del parco Virgiliano a Posillipo alle scene underground della periferia nord. Che poi rimangono periferiche solo per la tradizione ritrattistica e turistica: a ben vedere costituiscono oggi l’epicentro di una nuova espressività, che spinta da oscure faccende di cronaca, è pur sempre portatrice di un nuovo linguaggio, quello sottotitolato da Matteo Garrone in Gomorra e Reality per esempio. O quello street-realismo, naturale, geometrico, sintetico e in definitiva minimalista (per usare un espressione più in voga) dei lavori dello stesso fotografo, il quale preferisce l’approccio ingenuo, istintuale e momentaneo, senza eccessi in post-produzione su photoshop. Prettamente b/n. Prettamente vero. Binario: acceso-spento, luce-oscurità, protagonista-comparsa potrebbero essere le coppie oppositive in cui si realizza il processo emotivo scandito dai suoi scatti.

Per maggiori informazioni e ulteriori shoots di Andrea Emma visita il suo sito personale www.andreaemma.it.

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