Le eroine immaginate dalle sorelle Wachowski

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Era il 1999 quando Neo, il protagonista della saga di Matrix interpretato da Keanu Reeves, si domandava se scegliere la pillola rossa o quella azzurra al cospetto di Morpheus, immerso all’interno di una realtà virtuale che avrebbe cambiato per sempre il modo in cui avremmo guardato il mondo.

Un altro secolo, anzi, potremmo dire un altro millennio: nonostante siano passati “solo” 20 anni, di cose ne sono cambiate tantissime, da allora, anche in maniera del tutto radicale.

Andy e Larry Wachowski, i registi ed ideatori dell’intera saga, nel 2006 hanno anche firmato la produzione di un’altra perla del cinema internazionale, “V for Vendetta“, ma era già dal 2003 che circolavano dei rumors su un eventuale cambio di sesso di uno dei due fratelli, comparso in pubblico – in alcune occasioni – vestito da donna. Ed in effetti, nell’era dell’impero delle serie Tv, gli estimatori di Sense 8 hanno visto la regia firmata da Lana e Lilly Wachowski: i “Brothers” erano diventati “Sisters”.

Un cambio di sesso speculare che ha delle radici profonde nella concezione della vita, nella voglia di sperimentare e anche nel singolare ed unico estro artistico racchiusi in quelle due menti: il desiderio di esplorare “quell’infinito che esiste tra maschio e femmina, lo stesso infinito che c’è tra lo zero e l’uno” come la stessa Lilly ha riferito, senza necessariamente sconvolgere le “vite precedenti” (tant’è che Lana è rimasta legata a sua moglie anche dopo la transizione).

Ma perché parlare di tutto questo, cosa c’entra con le eroine delle loro pellicole?

“This is a man’s world, but it wouldn’t be nothing without a woman”

Guardando i prodotti Wachowski, è impossibile non ripensare alle note dell’immortale canzone di James Brown: sarà anche un mondo “al maschile”, ma non sarebbe nulla senza la presenza femminile. E non è solo per un mero fatto legato alla biologia e alla riproduzione: è una questione di sopravvivenza.

In tutte le pellicole dove le due sorelle, anche quando ancora fratelli, hanno collaborato/ideato/lavorato, la presenza femminile si fa sempre sentire in maniera preponderante: cosa ne sarebbe stato di Neo se Trinity non l’avesse difeso e portato in salvo, pronta tutte le volte a sacrificarsi (Matrix)? E cosa sarebbe accaduto se l’iconica Sonmi (Cloud Atlas) si fosse arresa [SPOILER] alla morte del suo salvatore e, pur di salvarsi la pelle, avesse perso il coraggio di rivelare al mondo tutti i suoi segreti, tutto il suo sapere?

Ancora, cosa sarebbe stato V senza Evey (V for Vendetta)?

Ma c’è molto, moltissimo di più. Perché ognuno di questi lavori è costellato di figure importantissime e “cazzutissime” nelle cui mani, spesso inconsciamente, risiede la salvezza del mondo e dell’intera umanità.

In Matrix Reloaded e Matrix Revolutions il comandante Niobe (interpretata dalla bellissima Jada Pinkett Smith, moglie di Will Smith) mostra in più occasioni una personalità di ferro ed un innato senso del dovere votato alla ribellione: senza il suo contributo, molti eventi sarebbero andati diversamente. Nella stessa trilogia, anche Zee (Nona Gaye), una donna “comune”, si scopre – per amore – a fare cose incredibili e ad influire nel corso degli eventi, dimostrando un coraggio senza pari.

In Sense 8, ultima fatica delle due sorelle, questo ruolo (com)primario è ancor più evidenziato dal fatto che le vite di 8 persone, donne ed uomini, vengono improvvisamente collegate da un legame extrasensoriale… generato, però, proprio da una donna! Una sorta di fratellanza sensoriale, e non biologica, in cui nulla è casuale e tutti hanno un ruolo ben preciso da assolvere: ritroviamo Doona Bae (già protagonista di Cloud Atlas) nei panni di Sun Bak, un’ex donna di affari abile nelle arti marziali, insieme a Nomi Marks, una hacker transessuale, e Amanita Caplan, non “sensate” ma sua inseparabile fidanzata e complice; ancora, c’è Riley Blue, il cui ruolo nella battaglia con il “bad guy” è a dir poco predominante, e Kala Dandekar, una chimica farmaceutica di origini indiane che si ritroverà a dover utilizzare le sue competenze per risolvere parecchi rompicapi.

Si potrebbe tornare ancora indietro, ai tempi di Speed Racer (2008), con protagonista l’eclettica Trixie (Christina Ricci) o a Corky e Violet, in “Torbido Inganno” (1996), finendo a Jupiter Jones di “Jupiter – Il destino dell’universo” (2015).

Un’infinita serie di eroine e di colonne portanti di intere pellicole che restituiscono alla donna un ruolo ben più coraggioso e fondamentale di quello che, ancora oggi, a volte le viene accreditato; un ruolo pensato da due uomini che hanno deciso, forse proprio per questa concezione quasi devota e fuori dall’ordinario, di diventare loro stessi donne a tutti gli effetti.

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