Julia Burduli, la soprano russa che canta in napoletano

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La canzone classica napoletana è patrimonio mondiale della musica, conosciuta in ogni Paese del globo e agglomerante tantissimi secoli di storia se solo si pensa che, per gli studiosi, le sue radici affonderebbero addirittura nel XIII secolo, con un picco tra il Cinquecento ed il Seicento e la consacrazione definitiva, attraverso i brani più importanti, tra l’Ottocento ed il primo Novecento.

Un’eredità che Napoli ed i suoi abitanti si portano dietro da generazioni e che è stata matrice di tantissimi altri generi musicali nati successivamente, inclusi quelli più forti e moderni che nulla sembrerebbero avere a che fare con la potenza delle voci liriche legate alle sue canzoni.

Nel corso della storia sono stati tantissimi i tenori ed i soprano di Napoli che hanno intonato, ad esempio, “‘A vucchella” o “Voce ‘e notte“, diventando ispirazione per artisti provenienti da ogni angolo del mondo, innamorati di quelle atmosfere uniche che solo in questi contesti riescono a sprigionarsi: perché la canzone napoletana è cultura, storia, passione.

Ed è proprio da qui, da questa “densità storica”, che nasce anche l’idea di una soprano russa contemporanea di rivisitare i brani partenopei più iconici in un nuovo lavoro in pubblicazione… in barba a chi pensa che la musica classica sia, ormai, solo per pochi!

Julia Burduli, passione partenopea

Julia Burduli, classe 1983, è considerata tra i talenti maggiori della lirica a livello internazionale: ha cominciato un lungo percorso formativo canoro al Liceo Nazionale di Musica per poi proseguire all’Università della Cultura e delle Arti di San Pietroburgo, diplomandosi successivamente in canto lirico presso il Conservatorio di Novara, sostenendo anche un’audizione presso l’Accademia del Teatro alla Scala e Corsi Open nella Scuola dell’Opera Italiana presso il Teatro Comunale di Bologna.

A Napoli ha imparato il belcanto (tecnica di canto virtuosistico), nato anche grazie alla scuola musicale napoletana, immergendosi completamente nella cultura e nella vita partenopea a 360 gradi.

In questa città, infatti, ha trovato anche marito ed è proprio per questo che è possibile ritrovarla spesso ospite di eventi che si tengono in città, pronta a proporre i successi del passato in una concezione che mescola modernità e antichità.

Insomma, la Burduli non solo ama Napoli e la napoletanità, ma si è fusa con la cultura partenopea, facendone un vanto e trovando l’ispirazione per la pubblicazione di un album che, attraverso la sua voce e la collaborazione di musicisti importanti per gli arrangiamenti, riproponga i grandi classici della canzone napoletana – da “‘O sole mio” a “Era de Maggio“, “I’ te vurria vasà” e “Munasterio ‘e Santa Chiara” –  in tutto il mondo, in una iniziativa che mira a valorizzare ancora di più e continuamente questi capolavori nati all’ombra del Vesuvio.

Bisogna dare valore agli scambi culturali, è importantissimo, anche per permettere ai giovani di studiare” – ha riferito in un’intervista recente – “amo immensamente mio marito, che è napoletano, e amo immensamente Napoli e le canzoni napoletane, magari perdonerete la mia pronuncia non proprio perfetta“.

Una testimonianza preziosa di quanto la città di Napoli sia ancora terra fervente di fusioni e contaminazioni culturali a tutto tondo.

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