Colori di Roma

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Quello che rimane talvolta impresso nella mente del turista è l’atmosfera che emerge in un certo luogo. E può provenire da diversi stimoli, percorrendo diversi canali, sfruttando diversi sensi. Il quotidiano vociare di un mercato all’aperto, gli odori primaverili di un parco, un palazzo inondato dal sole. Il colore rappresenta un vettore emotivo estremamente forte e destinato a occupare un posto nella coscienza dello spettatore. Vediamo come si articola il colore in relazione alla luce, quindi al trascorrere del tempo, in una città come Roma.

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Guardando Roma dal Pincio si nota la predominanza di tinte che, una volta scolorite, evocano il fascino dell’antichità, di cui gode tutta la città e la sua vita. Se le candide pareti bianche delle villette delle isole greche portano con sé un qualcosa di mediterraneo, con tutta la concettualità di cui il mare si fa carico, il colore culturale di Roma è senz’altro il tono sbiadito ed eloquente degli imponenti palazzi di Trastevere.

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Le vie dai nomi di antiche botteghe e artigiani commentano splendidamente la passeggiata nella capitale. L’ombra mette in pausa il flusso emotivo che viene riattivato dal raggio di sole successivo, che rischiara lo scuro palazzone rivelandone la consumata cromaticità, la quale sprigiona il potenziale espressivo di “due passi” per digerire il cacio e pepe dell’osteria.

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La gamma cromatica va dal rosso al marrone e ciò che colpisce è la sua larga diffusione nel tempo e nello spazio. Anche i nuovi quartieri ereditano questo equilibrio tonale e nonostante le forme e le strutture decisamente attuali, riproducono il medesimo rapporto che gli edifici antichi hanno instaurato con la luce e la luminosità.

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E cosi spostandoci verso Roma Nord, verso il quartiere Parioli, si notano costruzioni che lo sguardo con affanno riesce a catturare nel loro complesso. Le enormi proporzioni guadagnano la stima dell’osservatore soprattutto per la loro specifica capacità di convogliare la fonte luminosa e rifletterla nelle vite dei viandanti al di sotto.

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L’operazione estetica qui sopra è un chiaro tributo ad un invadente eredità cromatica che tuttavia sarebbe un peccato mettere da parte. Del resto la soluzione della continuità è più gradita di una brusca interruzione nelle architetture, nei loro rivestimenti e colori. E se poi una rondine non fa primavera, questo non si potrebbe affermare per la luce. Apri gli occhi ed è Primavera! Lo spirito, anche quello più avanguardistico e sprezzante della banalità, dovrà inginocchiarsi di fronte all’eccitazione di un bagliore urbano.

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