Rottami d’Italia in scena coi Virtuosi di San Martino

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Il quintetto napoletano porta in scena al teatro Sancarluccio di Napoli i nuovi mostri di oggi nella tradizione del teatro-canzone, strizzando l’occhio ai grandi modelli del genere, da Gaber a Fo, da Petrolini ai Gufi in un ponte di comicità che unisce Napoli e Milano.

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10253882_1481875752025415_1301668574958246355_nI Virtuosi di San Martino propongono, fin dalla loro fondazione, che risale al 1994, un vero e proprio sprofondamento di formule e di estetiche, a cavallo tra teatro e musica, diviso tra avanspettacolo e opera, occhieggiando e talvolta sbeffeggiando la musica “colta” nella sua riduzione a luogo comune, così come il linguaggio dei media o quello letterario. E in questa grande falciata dell’abitudinario e del mediocre ripetersi di formule, l’esistenza si riduce a corollario dei teoremi sociali imposti più o meno volontariamente, dando vita a una serie di personaggi tristemente emblematici del momento attuale. Così anche nell’ultimo lavoro del gruppo, di scena al Sancarluccio di Napoli dal 18 al 27 aprile, Rottami: figure mediate dal quotidiano delle metropoli italiane – siano essi semplici abitanti, frequentatori abituali di bar, di uffici pubblici, di scranni istituzionali – imprigionati nei luoghi comuni dei quali sono portatori insani. Rottami in attesa di destinazione finale che divengono obiettivo principale nella canzonatoria ed aspra disamina proposta dei Virtuosi.

Buttiamo lo sguardo in questa galleria di terribili personaggi: il primo che incontriamo è Folko, il giovane “folk-a-bestia” figlio di papà, il Liberista ovvero un camorrista napoletano che in nome della libera iniziativa, mette su un albergo-casa chiusa, un improbabile Buddista, spazzino e romano purosangue in odore di Petrolini, una Filosofessa disoccupata con palesi tendenze ninfomaniache, un nuovo intellettuale Docente alla Normale prigioniero della debolezza storica e fisica del suo pensiero, ma anche un Primario triste e solitario che apre al pubblico il suo cuore rivelando le sue (assai poco macbethiane) ambizioni reali.

Tra il blues del brano Viva le Donne, inverosimile inno del maschilismo imperante, alla song che celebra le abitudini in musica dell’Italiano medio, la scaletta accoglie il celeberrimo Canto degli Italioti in omaggio a Dario Fo, un riferimento ai Gufi con Li ho visti tutti chini, un ricordo di Walter Valdi conVakaputanga e Il gioco delle Olive, per rivivere attraverso questi maestri, precursori dell’urgenza alla rottamazione dei luoghi comuni italioti, tappe fondamentali del teatro-canzone e del cabaret italiano. “Un omaggio – sottolinea Roberto Del Gaudio – che intende gettare un ponte ideale tra Napoli e Milano, proponendo due strade comiche al confronto, due strade che si incrociano più di quanto non si pensi, in nome della comicità, dello sberleffo, dell’umorismo, e, nel caso dei Virtuosi di San Martino, dello sgambetto al linguaggio dominante, attraverso la sua de-contestualizzazione, sia letteraria e drammaturgica, che musicale”.

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