Una vita da Cesaroni

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In principio fu la Garbata Ostella. Oggi Cesaroni’s Place. La Garbatella, garden city nella capitale. 2013-04-13 16.55.02

2013-04-13 17.00.13Assolata e vermiglia, la Garbatella si offre all’occhio dell’insolito guardone di passaggio, come una piccola ed incredibile oasi nel sistematico caos metropolitano. La guardi e pensi di essere finito in un paesino della Toscana. “Un bug del sistema”, pensi. “Vabbè mo’ finisce come nel Truman Show”, e come si fa a mosca cieca, cammini con il braccio teso in avanti, tanto prima o poi sbatte. Spesso considerata un “quartiere”, al di là delle definizioni amministrative, la Garbatella vecchia è stata progettata tra gli anni venti e trenta e presenta uno stile architettonico omogeneo e socialmente salubre. Ci puoi passeggiare, ti puoi fermare al parco per leggere un libro, ci puoi portare i piccoli: tutte cose così distanti dal concetto di periferia metropolitana. Almeno da quello che è ovunque miseramente fallito. All’alba dei lavori si assunse come modello la Garden City inglese, cioè la nostrana Città-Giardino: un “villagetto” ben collegato e vicino alla città, con grandi aree coltivabili e abitato da operai che avrebbero avuto così a disposizione, un orticello per la sussistenza. E così si spiegano tutte queste villette in periferia: ognuna ha un proprio giardino e qualcuno mantiene ancora un orticello. Spendere un caldo sabato pomeriggio fra stradine, prima ombrose e poi silenziosamente assolate, è davvero piacevole. Alcune di queste mostrano qualche vezzo architettonico, di sapore medievale, come le figure di animali che compaiono qua e là, fra un balcone e l’altro. E l’atmosfera popolare che emerge, non stona affatto, non disattende le aspettative, ma anzi le corrobora invertendo ogni speculazione caratteristica: un’onesta e semplice esperienza di civiltà e decoro, er mejo per dirla insieme a chi ci vive. Ma pochi ricami: siamo pur sempre nell’ambito dell’edilizia popolare e, dunque, povera: al posto di marmi pregiati ci sono stucchi e calce bianca. Col Fascismo le aree verdi iniziarono a diminuire per ospitare moderni condomini, meno graziosi delle villette ma non ancora casermoni. Anzi, oggi fanno pure bella figura! E sebbene l’urbanistica fascista abbia cambiato i connotati di quella che doveva essere una città giardino, ha conservato per la Garbatella l’avveniristica indole sperimentale della borgata a misura d’uomo. A pochi passi dalla vicina baraccopoli di “Shangai”, l’odierna Tor Marancia. Il nome del quartiere viene forse (ma è un’ipotesi assai diffusa) da Garbata Ostella, appellativo dato alla proprietaria di un’antica e scomparsa osteria nei pressi della basilica di San Paolo, particolarmente benvoluta dai viaggiatori di passaggio. Oggi la Garbatella è abitata da giovani famiglie e altre “normali”, come i Cesaroni, un carattere popolare e una grazia…quasi fuori dal comune! E se vuoi farti una bella passeggiata a Roma ma non sai dove e come iniziare butta un occhio qui!

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